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Fin dall'epoca classica la precisa ubicazione della
città di Troia è stata incerta e controversa. L'Iliade situa
Troia in prossimità di due sorgenti che alimentano il fiume Scamandro,
una sempre calda e fumante, l'altra sempre fredda e gelida. Allorché
gli abitanti della città greca di Ilion, in Turchia, sostennero
che la loro città era la discendente dell'antica Troia, gli studiosi
di Omero li accusarono di presunzione. Affermava difatti il geografo romano
Strabone (Circa 60 aC - 21 dC), che la città sorgeva 5,6 chilometri
più vicino alle montagne nel "Villaggio dei Troiani".
Nel 1971 il viaggiatore fracese Lechevallier stabilì che l'antica
città andasse cercata nel villaggio Bunarbashi, il cui nome significa
Sorgente, che sorge ai piedi di una collina ricca di fonti. Per molti
anni gli studiosi ignorarono il dettagli che le fonti di Bunarbashi hanno
tutte la stessa temperatura, fu per questo motivo che Heinrich Schliemann
compì su questa collina il suo primo tentativo di individuare la
mitica città. Non trovando però alcuna
traccia si trasferì sulla collina di Hissarlik che dista solo 4,8
km dal mare e sorge tra due importanti fiumi, il Simoenta e lo Scamandro.
Gli abitanti di Ilion non erano stati presuntuosi, la collina difatti
si trova a poca distanza dalla loro città, e fu lì che Schliemann
scoprì i resti di Troia.
Scliemann era un avventuriero dell'archeologia, figlio
di un pastore tedesco caduto in povertà a quattordici anni lavorava
nella bottega di un droghiere, arruolatosi poi come mozzo fece naufragio
in Olanda, dove riuscì a mettere in piedi un fiorente commercio,
a 36 anni si ritirò dagli affari ormai milionario. Era un uomo
dotato di una straordinaria determinazione; fin da ragazzo il suo sogno
era stato quello di trovare la leggendaria città cantata da Omero.
Nel 1870 diede inizio agli scavi sulla collina di Hissarlik e li proseguì
per vent'anni. Con un metodo troppo sbrigatvo fece scavare una trincea
nella collina distruggendo parte dei resti che era interessato a ritrovare.
Tuttavia trovò i resti di ben quattro città costruite una
sopra l'altra, successivamente gli strati si rivelarono essere nove. Secondo
gli studi di Schliemann la Troia dell'Iliade sarebbe stato il secondo
strato partendo dal basso. La sua teoria trovò però scarso
favore tra gli archeologi, facendo infurare il ricercatore. Tuttavia nel
1873 trovò qualcosa che confermava la sua teoria: il tesoro di
Priamo.
Scliemann riferì che l'oro estratto dallo scavo
lo passava a sua moglie Sofia Engastromenos, che lo infilava sotto lo
scialle nascondendolo alla vista dei funzionari Turchi e degli operai.
Esiste difatti una foto della donna adorna con i gioielli di Elena. Assieme
al tesoro vennero ritrovate tazze, punte di lancia, ed orecchini, tutti
probabilmente provenienti da Troia II o Troia III.(2200 aC), un periodo
molto diverso da quello della Troia di Omero, Troia IV, distrutta probabilmente
attorno al 1260 aC. Purtroppo tutti i reperti ritrovati, fatta eccezione
per un paio di orecchini, scomparvero a Berlino nel 1945, ssarebbero stati
preziosissimi per lo studio di quelle antiche città.
I resti della città sono considerati da molti
visitatori modesti e poco interessanti, la città è difatti
molto piccola, ben poca cosa rispetto all'idea della cittadella fortificata
di Priamo. Misura difatti solo 137 mt per 183, vi è spazio per
poche dozzine di case, per un totale di un migliaio di abitanti. Ma proprio
le ridotte dimensioni sono una della caratteristiche più commoventi,
mettendo in risalto la sua vulnerabilità. Oggi la riva su cui sbarcarono
i Greci è arretrata di 15 km rispetto all'epoca dello scontro tra
Achille ed Ettore. Di quell'epoca restano solo due particolari, il vento
che soffia incessantemente tra l'erba (in nessun'altra zona spira con
tanta intensità) e le quercie stentate che esistono solo qui.
La narrazione della vicenda di Troia giunta fino a noi,
si ritiene che sia frutto di una fusione di versi separati, tramandati
da una tradizione orale popolare, ispirati ad una vicenda reale. Il poeta
Omero, ammesso che sia realmente esistito, sarebbe nato in una delle isole
dello Ionio, probabilmente Chio o Smirne nell'VIII secolo aC.
La sua fama durò oltre la morte, dato che al termine di
ogni canto il bardo recitava i versi "come cantato da Omero".
Se Omero sia realmente esistito è un enigma che rende ancora più
affascinante il mistero di Troia. Abbiamo già visto in queste pagine
che la vicenda dell'odissea potrebbe essersi svolta nel mar Baltico, Omero
potrebbe essere dunque un astuto bardo, più che un geniale poeta
in grado di riprendere tradizioni popolari per creare la storia di Troia,
e capace di modificare una tradizione nordica e riadattarla al mondo greco
creando il mito di Ulisse.
Tuttavia miti, leggende e realtà si confondono
spesso, compenetrandosi e celando la verità, il mito di Troia è
stato reso grande dalle opere attribuite ad Omero, ma la città
è stata accoumunata anche con un altro mito, ancora più
sfuggente, quello di Atlantide.
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