Nel 1911 uno
studioso dell'Università di Yale, Hiram Bingham si recò
in perù alla ricerca dell'ultima città degli Inca. Quando
nel 1536 Gonzalo Pizarro portò a termine la conquista (e distruzione)
dell'impero Inca, l'ultimo imperatore Manco Capac fuggì con la
sua gente da Cuzco e fondò la città di Vilcabamba, la città
dove secondo la leggenda furono accumulate le ultime ricchezze dell'impero
Inca.
Il sogno di Hiram era di ritrovare Vilcabamba,
iniziò la sua ricerca dalla capitale Inca: Cuzco. Iniziò
ad esplorare la campagna circostante. Dopo vari giorni, mentre esplorava
la valle del fiume Urubamba incontrò un contadino che si offrì
di mostrargli delle antiche rovine. sulla cima di una montagna che lui
chiamava Machu Picchu (antico picco). Al termine di una faticosa salita,
Bingham vide spuntare dalla vegetazione alcune rocce bianche. Esaminando
il muro capì subito che si trattava di costruzioni antiche, tanto
che scrisse "Cominciai a capire che quel muro, ed il tempio semicircolare
confinante, posto sopra la grotta, erano degni di essere paragonati alle
più belle opere di muratura del mondo. Tanto splendore mi mozzò
il fiato. Cosa poteva mai essere quel luogo?".
Bingham era convinto di aver trovato
Vilcabamba, e l'anno successivo organizzò una spedizione per ripulire
la zona dalla vegetazione. Fu così che venne alla luce la cittadella
di Machupicchu. Bingham morì nel 1956 ancora convinto di aver scoperto
Vilcabamba, purtroppo alcuni documenti spagnoli rinvenuti successivamente
posizionavano la leggendaria città in direzione opposta da Cuzco
rispetto a Machupicchu.
La scoperta di Bingham fu tuttavia molto
importante, se si osserva la cittadella dal vicino osservatorio di Intipunku
ci si rende conto della colossale sinfonia di pietra che è la città,
per urbanistica, ingegneria civile, architettura e realizzazione muraria,
divisa in 12 quartieri con 216 edifici. Ma chi erano gli Inca.
Quando Gonzalo Pizarro raggiunse l'impero
Inca rimase sorpreso da questa civiltà. Gli Inca non conoscevano
né la ruota né la scrittura, eppure il loro impero si estendeva
per quasi 4000 km (quanto l'impero di Giulio Cesare). Non conoscevano
i cavalli, eppure le comunicazioni tra i vari angoli dell'impero avvenivano
regolarmente. Uomini a piedi portavano gli ordini sotto forma di corde
legate (una sorta di codice binario senza computer). Eppure Pizarro con
pochi conquistadores riuscì a piegare e distruggere l'impero del
sole. In parte fu grazie all'inganno, Pizarro al primo incontro con gli
inca attaccò di sorpresa la delegazione inca senza armi prendendo
prigioniero l'imperatore, in parte grazie alle epidemie, gli spagnoli
portarono difatti nel nuovo mondo una serie di malattie che stroncarono
e decimarono la popolazione Inca. La rapida scomparsa di questo popolo
ha lasciato senza risposta molte domande sulla loro civiltà.
Machupicchu si erge a 2300 metri di altezza,
la sua conformazione fa credere che fosse una città sacra, riservata
al culto del sole, vi sorgono difatti vari templi, fra questi si trova
la torre del sole, un edificio di rara bellezza, e come molti edifici
antichi anche in questo caso troviamo corrispondenze astronomiche legate
alla sua costruzione, una sua finestra consente al sole di entrare perfettamente
all'interno dell'edificio nell'alba del giorno del solstizio d'inverno.
Ad ovest si trova la pietra Intihuatana, il cui nome significa "palo
a cui legare il sole", si tratta di un'unica pietra lavorata a forma
di tronco di piramide sormonata da una pietra meridiana, lavorata in modo
sinuoso e di grande bellezza.
A Machupicchu non vennero rinvenuti oggetti
di oro o di argento, eppure erano materiali usati comunemente per creare
gioielli e oggetti di vario tipo, eppure Bingham trovò solo oggetti
in ossidiana, pietra, bronzo e ceramica. A Cuzco nel tempio del sole vi
erano riproduzioni in oro a grandezza naturale e persino riproduzioni
di piante, perchè Bingham non trovò neppure una pagliuzza
d'oro? Eppure dalle cronache risulta che gli spagnoli non scoprirono mai
la cittadella.
Lo studioso peruviano Victor Angles Vergas
sostiene che la città venne abbandonata prima dell'arrivo dei conquistadores.
Le guerre tra tribù rivali erano frequenti e sangunose, e spesso
finivano con la distruzione di intere comunità. Fù forse
questo il destino di Machupicchu. Bingham trovò uno scheletro di
una donna morta per la sifilide, forse la popolazione fu decimata da un'epidemia.Purtoppo
possiamo fare solo ipotesi sull'abbandono di Machupicchu.
Oggi la cittadella è la testimonianza
dell'incredibile livello raggiunto dagli Inca nella lavorazione della
pietra, le rocce sono lavorate con precisione incredibile, tanto che risulta
impossibile inserire la lama di un temperino tra di esse, inoltre gli
angoli risultano lavorati con precisione incredibile, tanto che nelle
mura si possono trovare alcune pietre con molte faccie incastrate perfettamente
nella struttra, una di queste pietre avrebbe più di quaranta facce.
Le mura sono tutte edificate a secco, senza cioè l'uso di malta.
Le pietre irregolari, conferiscono alla struttra degli edifici una stabilità
notevole, sono infatti in grado di resistere anche ai frequenti terremoti
che scuotono le ande. Una simile lavorazione delle pietre richiedeva strumenti
di precisione per la loro lavorazione, eppure non sono stati ritrovati
utensili in grado di lavorare il granito con cui sono costruite le mura
delle città Inca..
In molti hanno pensato che gli antichi
sacerdoti Inca conoscesso il modo di modellare la pietra a loro piacere,
ed oggi questa teoria trova forse fondamento. Nel diario di un esploratore
si trova difatti la possibile soluzione a questo mistero. Durante una
spedizione sulle ande il cavallo di un esploratore si azzoppò e
lui scese ed iniziò a camminare. Dopo poco si rese conto che i
suoi speroni erano stati completamente consumati dall'erba. Quest'erba
scoperta per caso ed ancora priva di un nome scentifico è forse
la risposta all'incredibile maestria degli Inca? Sembra di si, è
infatti in grado di sciogliere i metalli e le pietre, consente di modellarle
per poi restituire la forma solida al materiale disciolto. Gli Inca la
conoscono da sempre, il nome della pietra è Harak Kehama, si tratta
di un'erba alta circa 25 cm di colore rosso. L'altopiano dove è
stata ritrovata quest'erba si trova nell'altoPerù a poca distanza
da Cuzco.
Abbiamo forse risolto il mistero delle
antiche costruzioni megalitiche? Forse, resta però un altro tassello
mancante. Come facevano gli Inca a sollevare pesanti blocchi di pietra
senza l'ausilio di animali? Alcune pietre pesano difatte diverse tonnellate,
e combaciano ancora perfettamente dopo diversi secoli dalla loro edificazione,
eppure gli Inca non avevano animali da tiro. Purtroppo ancora non abbiamo
una risposta a questo interrogativo, il mondo antico è pieno di
opere architettoniche colossali ed apparentemente inspiegabili, ma il
segreto è andato perduto? Sembra di no, ma di questo parleremo
un'altra volta.