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Nel 1859 venne pubblicato il libro “L’origine
della specie” di Darwin in cui veniva esposta la teoria dell’evoluzione
delle specie animali. Come abbiamo già visto il libro di Darwin
scatenò una diatriba tra gli scienziati, ma ebbe anche l’effetto
di far approfondire argomenti che di per sé stessi non presentavano
motivo di attenzione.
Questo è il caso di una famiglia di animali chiamati lemuridi.
Tali animali vivono principalmente in Madagascar, ma troviamo gli stessi
animali in India ed in altre terre che si affacciano sull’oceano
indiano.
Come potevano esistere gli stessi animali in zone geografiche tanto distanti?
Darwin teorizzò che le attuali specie animali risalgano ad un antenato
comune, e che adattandosi all’ambiente si siano sviluppate in modo
diverso. Ma allora come giustificare l’anomalia dei lemuridi, considerando
anche che non sono gli unici animali con la medesima diffusione?
L’ipotesi più probabile era che tali terre fossero in qualche
modo comunicanti. Venne ipotizzata l’esistenza di una terra che
collegava l’Africa all’India, un territorio talmente vasto
da consentire il passaggio degli animali tra queste terre. Alcuni geologi
intervennero nella questione facendo notare la somiglianza di alcune rocce
fossili tra i due continenti. Fu così che nacque l’ipotesi
di un nuovo continente ormai scomparso, lo zoologo inglese Phillip Sclater
suggerì di chiamarlo Lemuria.
Ma cosa accadde al continente? L’ipotesi più probabile è
che tra 136 e 60 milioni di anni fa delle catastrofi naturali iniziarono
a separare i continenti facendo lentamente abbassare la terra di Lemuria
che scomparve completamente solo molti milioni di anni dopo. La tesi di
Lemuria si posava con la teoria di Darwin e dava una logica spiegazione
alla presenza dello stesso animale in regioni tanto distanti. Eppure vi
sono dei fatti che non possono essere scartati.
Secondo la deriva dei continenti Africa e India si sono divise da un unico
blocco, e tutt’oggi avvicinando le due zolle tettoniche non vi è
una mancanza tanto grande come il continente di Lemuria. La teoria dell’evoluzione
di Darwin ipotizza una lenta progressione delle caratteristiche, non tiene
conto che, dato un ambiente costante, l’evoluzione si arresta, ma
non appena vi è un cambiamento, subito si ha un balzo in avanti,
un cambiamento di alcune caratteristiche, in modo da adattarsi al nuovo
ambiente. Non si tratta quindi di una lenta progressione facilmente calcolabile
o ipotizzabile, fattori esterni di una certa gravità farebbero
restringere il tempo dell’evoluzione, mentre la staticità
lo farebbe dilatare a dismisura. Un altro fattore da tenere presente è
che la crosta terrestre non è un materiale facilmente plasmabile.
Immaginate di prendere un foglio di plastica abbastanza rigido e di piegarlo
ad onde, basterebbe un leggero spostamento di una delle due mani per far
giungere un dosso deve prima c’era un avvallamento e viceversa.
Questo potrebbe essersi ripetuto più volte nella storia della terra
ed in quella dell’umanità, facendo ripartire la civiltà
da zero ogni volta. Basti pensare che un tratto di mare vicino all’Africa
dove passavano dei condotti di un oleodotto, si è sollevato di
molte centinaia di metri in poco più di una decina d’anni.
Lemuria potrebbe essere esistita e sprofondata nel mare in fasi successive,
non sappiamo datare l’evento e dire se mai si verificò. Tuttavia
l’ipotesi dell’esistenza di un continente solo per giustificare
una teoria ci sembra davvero assurda. Se poi consideriamo che il continente
sarebbe stato quasi certamente abitato al pari di Atlantide, che fine
hanno fatto i riferimenti a tale civiltà?
Eppure un giornalista Americano di nome Edward Lanser nel 1932 pubblicò
un articolo sul “Los Angeles Times Star” dove scriveva di
aver scorto alcune luci dal treno che lo trasportava di notte a Portland
nell’Oregon, luci rosse e verdi che danzavano sul monte Shasta in
California. Chiedendo spiegazioni gli venne risposto che si trattava dei
“Lemuriani impegnati nelle loro cerimonie”. Cercando conferme
si recò sul monte dove, nel villaggio di Weed, gli venne detto
che sul monte si trovava un ‘villaggio mistico’ e chiunque
aveva tentato di raggiungerlo non aveva mai fatto ritorno.
Purtroppo l’intera vicenda si dimostrò una montatura tratta
da un romanzo di fantascienza ‘L’abitante dei due mondi’
di Filone il Tibetano alias Frederick Spencer Oliver.
Se anche è mai esistita una civiltà su Lemuria non ne è
rimasta traccia e dell’esistenza del continente non esistono prove.
Eppure c’è stato chi sostenne l’esistenza di Lemuria
come il naturalista tedesco Ernst Haeckel (1834-1919), secondo lui il
continente si estendeva dal Madagascar alla Malesia, nel 1870 scrisse
“…vi sono varie circostanze – e soprattutto fatti di
ordine cronologico – indicanti che la dimora originaria dell’uomo
fu un continente oggi inabissato nelle acque dell’Oceano Indiano…”
Potrebbero essere dunque i saggi tibetani i discendenti della perduta
Lemuria? Una domanda questa a cui ancora non siamo in grado di rispondere,
ma ne era convinta l’occultista Madame Blavatsky (1831-1891) che
asserì di aver trovato in Tibet. Un saggio Mahatma le mostrò
durante una trance il Libro di Dzyan, un antico testo atlantideo in cui
veniva rivelato che le razze originarie della stirpe umana erano sette,
e la terza era quella dei Lumuriani. Secondo gli occultisti i discendenti
dei Lemuriani sarebbero gli aborigeni, gli Ottentotti ed i Papua. William
Scott-Elliot scrisse che i lemuriani erano alti 4,5 metri, di carnagione
bruna con visi appiattiti privi di fronte e mascelle sporgenti, gli occhi
tanto distanti da avere la visione laterale oltre che frontale ed i talloni
talmente lunghi che potevano camminare avanti ed indietro indifferentemente.
Resta il fatto che quella di Lemuria è una verità ancora
tutta da scoprire, forse nuove prove verranno alla luce con l'esplorazione
delle due città sommerse scoperte lungo
le coste dell'India.
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