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Glastonbury

Nella campagna inglese, vicino al confine con il galles, si trova una zona pianeggiante e lussureggiante. Su una piccola collina al centro di questa pianura sorge una torre, ultime vestigia di un'antica chiesa. Quella è Glastonbury Tor, uno dei luoghi più densi di mitologia della terra. Ma facciamo un passo indietro, e guardiamo la geografia della zona come doveva presentarsi circa 2000 anni fa. Glastonbury era poco più che un isola, il mare difatti giungeva ai piedi della collina e paludi rendevano l'accesso difficoltoso e tortuoso proteggendo la collina. Le terrazze che si vedono tutt'oggi sul fianco della collina confermano che i pellegrini dovevano percorrere una sorta di labirinto iniziatico per giungere sino alla sua sommità. Questo percorso aveva anche la funzione di difesa della collina, non dimentichiamo che per secoli i principi inglesi sono stati in guerra tra loro e contro gli invasori sassoni.

La leggenda narra che la prima chiesa cristiana d'inghilterra fu fondata a Glastonbury da Giuseppe di Arimatea nel I secolo dC. Quando il pellegrino approdò sull'isola e conficcò il suo bastone nel terreno questo mise radici e germogliò dando origine all'albero di biancospino che si trova di fonte alla cappella della madonna e che tutt'oggi fiorisce due volte l'anno (natale e pasqua). In quel luogo Giuseppe edificò la chiesa. In epoche successive la chiesa venne ampliata fino a divenire nel XVI secolo una cattedrale.

La leggenda narra però che Giuseppe portò con sé dalla terra santa anche un oggetto di grande potere: il Graal. Si dice che il Graal sia stato gettato in un pozzo la cui acqua assunse immediatamente un colore rosso che conserva tutt'oggi. In realtà l'acqua del pozzo era da sempre rossa, ed il luogo era meta di pellegrinaggi in epoca precristiana, ma ogni oggetto di culto fu convertito al cristianesimo con sapienti artifici ed invenzioni. Così anche Glastonbury subì questa sorte. Vi furono due tentativi di crisianizzare la collina di Glastonbury, prima vi venne edificata una chiesa consacrata a San Michele e distrutta da un terremoto, della chiesa che venne edificata sulle rovine della precedente rimane oggi solo la torre sulla sommità della collina. Ma perchè tanto interesse per una collina? Secondo le tradizioni pagane si credeva che qui vi fosse celato l'accesso al regno di Anwen, il regno sotterraneo delle tradizioni celtiche. Per la chiesa era l'equivalente dell'inferno, e counque un pericoloso antagonista alla "vera" fede, e quindi un culto da debellare.

Ma un'altra leggenda è legata a Glastonbury, si tratta della leggenda della tomba di Artù. Si narra infatti che un bardo rivelò a re Enrico II l'ubicazione della tomba del leggendario sovrano, nel 1182 durante i lavori di ricostruzione della chiesa i monaci cercarono la tomba di Artù. Vicino alla cappella della madonna,, a 2 metri di profondità trovarono una lapide ed una croce di piombo che recava quest'iscirizione: "Hic lacet sepultus inclitus rex arturius in insula Avalonia" (qui giace sepolto il famoso re Artù nell'isola di Avalon). Due metri e mezzo sotto quella lapide venne trovata una bara in legno. Al suo interno due scheletri, il più grande misurava 2 metri e quaranta, insieme agli scheletri vi era una treccia di capelli biondi.

 

La leggenda narra che dopo la sua ultima battaglia a Camlann, Artù fu condotto da una barca spinta da una brezza magica sull'isola di Avalon, dove in uno stato di animazione sospesa, attende il momento del suo ritorno. Era dunque Glastonbury la leggendaria Avalon? O la storia è stata modificata e intrisa di motivi romantici tanto cari ai bardi agli inizi degli anni 1000? Una cosa è certa, sulla collina sono state trovate tracce di abitazioni in legno e resti di animali che fanno presumere un tenore di vita agiato dell'antico abitatore della collina.

Le ossa di Artù scomparvero misteriosamente e di quell'uomo alto 2 metri e quaranta non si sono potuti studiare i resti.

 
 

Tuttavia Glastonbury custodisce un altro segreto. Un segreto comune a molti siti megalitici antichi, un mistero che si estende nella campagna circostante in un cerchio di 12 km di diametro. Fossi, strade, colline, formano difatti le dodici costellazioni, sono distinguibili l'aquila (acquario), il toro, la barca (cancro), i gemelli, e tutte le altre figure zodiacali. Fu il libro "Il tempio delle stelle di Glastonbury" di Katharine Maltwood a scatenare una serie di controversie accademiche tra i vari studiosi. I vari simboli zodiacali sono stati poi accostati alle figure della saga arturiana: Artù è associato al sagittario (è curioso notare come nella mitologia greca il sagittario è associato alla forza, ed il nome stesso di Artù, sembra derivare dal termine art (orso) simbolo di forza presso i popoli celtici) sua moglie Ginevra diviene la vergine (da notare l'accostamento con la vergine Maria), ecc. Molti dettagli sulla ricerca sul simbolismo zodiacale di Glastonbury si devono alla ricerca svolta dall'insegnate di storia dell'arte Mary Caine, membro dell'Ordine dei Druidi di Londra. Nei suoi studi ha svolto ricerche anche su altri disegni geomantici come le configurazioni nei pressi di Kingston-on-Tames.

Probabilmente tutti questi misteri sono tra loro collegati, e quando finalmente troveremo la risposta ad uno di questi, anche gli altri tasselli di questo mosaico storico andranno al loro posto. Il lavoro più difficile per gli studiosi è scindere la storia con la leggenda, costruita per altri scopi, sulle vicende originarie.

 
 
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