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Fino al
1860 la storia del popolo Khmer era nota a partire dal XV secolo, fino
a quando il naturalista Hnrì Mouhot non si inoltrò nella
giungla della Cambogia spinto dal resoconto di padre Charles-Emile Bouillevaux
nel quale il religioso scrisse: "Rinvenni dei giganteschi ruderi
che, a quanto mi dissero, erano quelli del palazzo reale. Sui muri scolpiti
dalla base alla sommità vidi combattimenti tra elefanti, uomini
che lottavano armati di lance e bastoni e altri che dai loro archi scoccavano
tre frecce alla volta".
Nella giungla, Mouhot rinvenne le rovine
di Angkor, la città si estendeva per quasi 100 km quadrati, vi
erano templi, santuari, case, strade rialzate, serbatoi, terrazze e
canali di irrigazione. Forse la più vasta città del mondo
nel 1000 dC era abitata da circa 500.000 persone situata 242 km a nordovest
di Phnom Penh, capitale della Cambogia. Ovunque statue, rilievi e incisioni
raffiguranti scene della mitologia Indù, ragazze che ballano,
re a cavallo di un elefante e un imperatore che conduce l'esercito in
battaglia.

Angkor fu un importante centro, ma
i documenti Khmer sono andati in larga parte distrutti, notizie ci sono
giunte tramite la storia sanscrita, khmer, cinese, musulmana e indiana.
Il fondatore fu Jayavarmam II che liberò il suo popolo dal gioco
Giavanese. Il re venerava il dio indù Siva, e stabilì
il culto del dio-re che deteneva l'energia creatrice di Siva stesso.
Ogni suo successore fece poi edificare
un tempio destinato ad accogliere il linga, simbolo fallico dell'autorità
regia, ma rappresentavano anche il monte Meru, dimora degli dei al centro
dell'universo.
L'angkor Wat è il tempio funerario
di Suryavamam II, ed il palazzo più grande di tutta Angkor. Era
dedicato a Visnù, e a differenza di tutti gli altri palazzi,
la sua porta si trova a ovest, in direzione della terra dei morti, si
tratta forse del più grande edificio religioso mai costruito,
si estende su un area di 2,6 km quadrati, i suoi corridoi sono coperti
di sculture ed incisioni, le sue torri sono a forma di fiore di loto
(la più alta supera i 61mt). Il tempio è formato da cinque
cinte concentriche di mura, per raggiungere la torre più alta
era necessario percorrere una strada rialzata lunga 305 mt i cui rilievi
raffigurano la storia indù. Ma come molte costruzioni religiose
antiche vi si trovano anche riferimenti astronomici.

Il tempio di Prasat Kuk Bangro distante
5,6 km a sud-est, è in perfetto allineamento con Angkor Wat nel
giorno del solstizio di inverno.
La fortuna di Ankor era il terreno,
che se opportunamente irrigato poteva produrre tre o quattro raccolti
di riso l'anno, infatti gli abitanti avevano costruito canali di irrigazione
e due giganteschi serbatoi in grado di contenere 8 miliardi di litri
d'acqua l'uno, inoltre il vicino lago di Tonle Sap era famoso per essere
uno dei posti più pescosi del mondo, e nel periodo dei monsoni
si gonfiava fino a diventare grande quanto l'Ontario, acqua che serviva
anche a riempire i serbatoi usati nei sei mesi di siccità. Infine
le foreste fornivano il teak per i pavimenti dei templi e delle gallerie.
Vi erano inoltre grandi depositi di arenaria, ferro, oro, argento e
rame.
I motivi dell'abbandono della città
non sono chiari, forse con l'ascesa al trono di Jayavarmam VII ed il
passaggio alla dottrina Buddista Himayana gli Khmer abbandonarono i
loro beni e le loro ambizioni militari, così quando nel 1431
gli eserciti thai calarono su Angkor trovarono una scarsa resistenza.
Ribellioni di schiavi e la malaria potrebbero aver contribuito alla
decadenza della città. Una leggenda Buddista narra invece che
un re affogò il figlio di un sacerdote nel lago perchè
aveva offeso la casa reale, ed il dio serpente adirato fece straripare
il lago distruggendo Angkor. La leggenda potrebbe avere un fondamento
di verità, in quanto ancora oggi il Tonle Sap provoca drammatiche
alluvioni quando il fiume Mekong è in piena.
Del sovrano Jayavarmam VII rimane il
bellissimo tempio di Bayon le cui torri sono animate da 200 volti alti
due metri e mezzo ciascuna creando un effetto molto suggestivo. Nulla
resta della favolosa civiltà Khmer, delle feste in cui ballavano
migliaia di danzatrici sacre seminude le cui movenze sono immortalate
nei bassorilievi della città, oggi le antiche movenze di queste
danzatrici si possono ammirare nei gesti delle danzatrici Thai che furono
le fanciulle khmer trasportate in Thailandia e abbigliate secondo le
usanze locali.

L'antica sapienza del popolo Khmer
è racchiusa nelle mura di Angkor una metropoli che da otto secoli
ricorda una storia quasi dimenticata. |
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